Tre giorni immersi in una morsa di freddo, che ancora non avevo
provato" anche se me l’ aspettavo.
Martedì scorso, il cielo nuvoloso non prometteva niente di buono ma arrivato
alla scuola ILIR (dove ospitiamo bambini ciechi e ipovedenti) il caldo delle
stufe mi dava un po’ di sollievo e il calore umano che c"è
in questa piccolissima scuola supera ogni regola meteorologica.
U sole, man mano che spuntava allietava tutt’ intorno i colori e rendeva
l’aria, prima rigida, frizzante come in un giorno di primavera che non
aveva niente a che vedere con la giornata prevista dai meteorologi
Era martedì l’ultimo giorno di carnevale e avevo già preparato
con le insegnanti una piccola festa per dare ai bambini un’opportunità
nuova che non è nella tradizione albanese ma è sempre occasione
di allegria e gioco che diverte tanto i bambini e i grandi, come me, che diventano
bambini
Avevo portato maschere multicolori, stelle filanti, caramelle e biscotti e per
tutti ho preparato una grande "maccheronata'" con polpettoni, quelli
che ammazzarono ""Lu Titoru"'( maschera gallipolina che morì
per essersi affogato con una polpetta e quindi tale morte indica la fine del
carnevale e dà inizio alla quaresima}, abbiamo brindato con un buon bottiglione
di vino e abbiamo finito la festa con canti, poesie mimate e girotondi.
Ai tanti incontri avuti nei giorni successivi sono rimasto mo1to colpito di
incontrare la famiglia di Keno, che abita a MEKAT.
È venuta a Valona per ringraziare l'Associazione AGIMI per quanto s’impegna
a fare per il figlio che anche se adolescente non era mai andato a scuola, prima
perché ipovedente.
A settembre Keno, pur mostrando tanta volontà, non riusciva ad esprimere
correttamente le parole più semplici, sembrava balbuziente e si esprimeva
in un dialetto incomprensibile.
L'impegno delle insegnanti, che è da sottolineare, e di tutto il personale
della scuola, ha prodotto già oggi un grande cambiamento nel piccolo
e simpatico Keno che scrive e legge in Braille con sicurezza e poesie e canti
lo coinvolgono. A scuola fa coppia con Lavderim, anche lui ipovedente.
Continuando a dialogare con la famiglia, il padre con aria dignitosa e serena,
mi spiegava che vivono in due piccoli locali e una piccola cucina ricavata da
un vecchio deposito di munizioni, senza finestre, senza servizi igienici, senza
acqua; hanno un asino e tre pecore, vivono alla giornata lavorando in campagna..
Lo stato, ancora, non da quel contributo che elargisce a tutte le famiglie che
hanno figli ciechi o ipovedenti( 2500 Leke che corrispondono a 20,00 curo).
Keno ha una sorella frequenta la VI classe; mi sembrava di avere di fronte Valentina,
la mia terza figlia.
Ci siamo salutati con un abbraccio affettuoso, ho promesso che andrò
a trovarli quanto prima.
EMOZIONE DI UN PENDOLARE
Ora mi trovo nel solito angolo del solito traghetto che mi
porterà in Italia e con me porterò tanti bei momenti trascorsi
qui in Albania ma quello che più conta per me è portare una carica
sempre crescente:
PER PENSARE con il cuore di tante persone che qui hanno bisogno;
PER PARLARE con più determinazione e tanta forza, quella 'forza' che
j poveri non hanno.
PER DIALOGARE sempre con rispetto (perché chi ha bisogno potrebbe anche
perderlo) con tutti, soprattutto con quelle persone che pur non conoscendo questa
realtà manifestano subito la solita ”CORAZZA” : cioè
non vogliono sentir parlare di AMORE, SOLIDARIETA', CONDIVISIONE;
PER AGIRE senza troppo pensare, senza troppo riflettere, senza dubitare perché
quello che conta di più è VERIFICARE che tutto questo mi dà
una ricchezza che evitano di ottenere; la ricchezza che nessuno può mai
derubarti, una ricchezza chiusa nel piccolo cuore che non batte, ma respira
come un mantice ed è capace di dilatarsi tanto fino a prendere tutto
il corpo.
. Che dire, poi di questa posizione sul traghetto? mi sto crogiolando al sole:
(immaginando tutti quelli che lo fanno sulle costosissime stazioni sciistiche)
di fronte a me non ci sono cime altissime ma una lunga collina che sembra ricoperta
di zucchero.
La neve produce, con questo bel sole, colori e riflessi bellissimi; il colore
del mare non è facilmente distinguibile perché a lunghe fasce
di verde intenso si alternano altrettante zone di azzurro cielo.
""Ecco nel cielo il solito gabbiano, è solo, si appoggia sul
passamano di legno dove sono affacciato, mi guarda, lo fa sempre quando aspetto
la partenza per l’Ita1ia.
Chissà, forse anche lui pensa di venire con me oppure mi saluta con un
sonoro arrivederci? E’ UN ARRIVEDERCI! Lo capisco subito quando arriva
la sua piccola e bianchissima compagna: si alzano in volo, mi fanno vedere le
bene acrobazie di sempre, si ricongiungono, si avvicinano, sfiorano pericolosamente
la poppa della nave e spariscono.
ARRIVEDERCI CARI E CANDIDI GABBIANI, CI RIVEDREMO!
Valona 11 febbraio 2005
Antonio Pacciolla Agimi Gallipoli